Beneath the Brass Vaults: Clandestine Resonances at TO-Listen-TO
Concert Hall, Giuseppe Verdi Conservatory of Turin — 1 October

I. The Decomposition of the Signal
The air inside the Concert Hall of the Giuseppe Verdi Conservatory carries that charged, almost weighty silence characteristic of places where the wood of the walls has absorbed centuries of flawless performances. When Birgit Ulher and Nicolas Collins take their positions, the solemnity of the space is not violated, but deconstructed with surgical precision.
!TRUMPET & TRUMPET! opens the evening like a primordial short circuit: the brass of the acoustic trumpet ceases to function as an instrument and becomes a pressure chamber, a conduit where air collides with prepared mutes, brushes, and metallic fragments wedged into the bell. By contrast, Collins's hacked-hardware electronic trumpet rejects the logic of conventional pitch, becoming an extension of gesture instead. Sensors attached to the valves translate the mechanics of breath into streams of data, feeding synthesis algorithms and real-time delays.
The result is a tactile collision between the performer's organic matter and the digital signal. Micro-interferences, beats, and phase cancellations emerge, saturating the hall and forcing the listener to immerse themselves in the very physics of air. Human breath merges with the machine, and the boundary between gesture and processing disappears entirely.
II. The Well of Residual Time
With Long Fetch, the concert slips into a more intimate, spectral, almost meditative dimension. If the sonic material in the preceding piece was stretched to the breaking point, here Ulher's trumpet works through subtraction, producing micro-impulses, isolated harmonics, and extremely soft breaths that seem merely to graze the architecture of the hall.
Collins's electronic trumpet intercepts these resonances and projects them into a network of interlocking delays and subtle pitch-shifters. The acoustic sound dies an instant after the attack, yet its digital projection continues to float through the air, stretching towards an invisible horizon — the long fetch.
The sensation is that of encountering an elastic acoustic architecture, in which the Conservatory's historic walls seem to expand, making room for a deep, virtual cavity. Collins and Ulher orchestrate the suspension of time: each breath becomes a body falling into a bottomless sonic abyss, leaving the listener to chase the echo and decay of their own act of perception.
III. The Transmutation of Wax
The night closes with the arrival of the trio formed by Jonathan Impett, Juan Parra, and Brice Soniano, whose Three States of Wax transforms the duality of the opening set into a dense, three-dimensional chamber organism.
Impett's interactive Meta-Trumpet engages in dialogue with a computational environment capable of shaping synthetic counterpoint directly in response to breath pressure. Parra's electric guitar, activated by an E-bow and prepared resonances, abandons all harmonic function to unfold metallic textures and opaque drones. Soniano's double bass anchors the sonic fabric through the use of bow wood against the bridge and visceral subharmonics.

The composition unfolds as a physical transformation of states: sound continually shifts from the solidity of mechanical gestures on strings to a fluid state, flowing like molten wax through granular streams before evaporating into gaseous forms of synthesis.
The saturation of low frequencies sets the structures of the hall and the audience's rib cages vibrating, sealing the evening with a physical, irreversible sonic presence — one that continues to hover in the space even after the stage lights finally go dark.
ITA
Sala Concerti del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino — 01 Ottobre
I. La Decomposizione del Segnale
L’aria all’interno della Sala Concerti del Conservatorio Giuseppe Verdi porta con sé quel silenzio carico, quasi pesante, tipico dei luoghi in cui il legno delle pareti ha assorbito secoli di esecuzioni perfette. Quando Birgit Ulher e Nicolas Collins prendono posizione, la solennità dello spazio non viene violata, ma decostruita con precisione chirurgica. !TRUMPET & TRUMPET! apre la serata come un cortocircuito primordiale: l’ottone della tromba acustica smette di essere uno strumento per diventare una cavità di pressione, un condotto dove l’aria si scontra con sordine preparate, spazzole e frammenti metallici incastrati nella campana.
Di contro, la tromba elettronica hacked-hardware di Collins rifiuta la logica dell’altezza nota per farsi protesi gestuale; i sensori applicati alle valvole traducono la meccanica del soffio in flussi di dati destinati ad algoritmi di sintesi e ritardi in tempo reale. Il risultato è una collisione tattile tra la materia organica dell'esecutore e il segnale digitale. Si generano micro-interferenze, battimenti e cancellazioni di fase che saturano la sala, costringendo l'ascolto a calarsi nella fisica stessa dell'aria: il respiro umano si fonde con la macchina, e il limite tra il gesto e l'elaborazione svanisce del tutto.
II. Il Pozzo del Tempo Residuale
Con Long Fetch, il concerto scivola verso una dimensione più intima, spettrale, quasi meditativa. Se nel brano precedente la materia sonora era tesa al punto di rottura, qui la tromba di Ulher lavora per sottrazione, emettendo micro-impulsi, armonici isolati e soffii a bassissima dinamica che sembrano sfiorare soltanto l'architettura della sala. La tromba elettronica di Collins intercetta queste risonanze e le proietta all'interno di una rete di ritardi incrociati e pitch-shifter discreti. Il suono acustico muore un istante dopo l'attacco, ma la sua proiezione digitale continua a fluttuare nell'aria, allungandosi verso un orizzonte invisibile ("long fetch"). La sensazione è quella di trovarsi di fronte a un'architettura acustica elastica, dove le pareti storiche del Conservatorio sembrano espandersi per far spazio a una cavità virtuale profonda. Collins e Ulher orchestrano la sospensione del tempo: ogni soffio è un corpo che cade in un abisso sonoro senza fondo, lasciando chi ascolta ad inseguire l'eco e la decadenza del proprio atto percettivo.
III. La Trasmutazione della Cera
A chiudere la notte è l'ingresso del trio formato da Jonathan Impett, Juan Parra e Brice Soniano con Three States of Wax, che trasforma la dualità del primo blocco in un organismo cameristico denso e tridimensionale. La Meta-Trumpet interattiva di Impett dialoga con un ambiente computazionale in grado di modellare contrappunti sintetici direttamente sulla pressione del fiato; la chitarra elettrica di Parra, sollecitata da E-bow e risonanze preparate, abbandona ogni funzione armonica per distendere campiture metalliche e droni opachi; il contrabbasso di Soniano ancora il tessuto sonoro attraverso l'uso del legno dell'arco sul ponticello e sub-armonici viscerali. La composizione agisce come una trasmutazione di stato fisica: il suono passa continuamente dalla solidità del gesto meccanico sulle corde a uno stato fluido, fluido come cera fusa che scorre tra i flussi granulari, fino a svaporare in forme gassose di sintesi. La saturazione delle frequenze gravi fa vibrare le strutture della sala e la cassa toracica del pubblico, sigillando la serata con una presenza sonora fisica, irreversibile, che rimane a galleggiare nello spazio anche quando le luci sul palco si spengono definitivamente.





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